Auto con chilometri scalati: guadagni facili? Sì, ma è concorrenza sleale

Data Pubblicazione: 10-08-2017

Ridurre artificialmente i chilometri di un’auto usata è una pratica illecita e sanzionata dal codice penale ma molto diffusa tra gli operatori. In una stima che Alfredo Bellucci pubblica nel suo libro Non prendermi per il chilometro, nel settore della vendita delle auto usate, emerge che più del 50% delle auto in vendita sono state schilometrate e il giro di affari in un anno, generato da questa pratica illecita, si attesta intorno ai due miliardi di euro. La gran parte del settore delle auto usate sembrerebbe poggiare su questo sistema corrotto.

La concorrenza sleale di chi scala i chilometri

Nonostante il periodo di profonda recessione economica che sta attraversando il nostro paese, il settore delle auto usate non conosce crisi. Ci sono sempre possibilità di acquisto di veicoli di seconda mano, anche per budget ridotti. In questo quadro di offerte e opportunità la vendita di auto usate con chilometri scalati è una pratica che molti sfruttano per ottenere illeciti guadagni. È un fenomeno così diffuso e consolidato che ormai è diventato una prassi sorretta dalle convinzioni di tutti noi. E, come in molti altri casi, quando una pratica non propriamente corretta diventa un’usanza, diventa qualcosa di socialmente tollerato. Un qualcosa che fa pensare: “ma sì, è normale, lo fanno tutti”.

In questa situazione chi vende auto usate schilometrate può lavorare senza incontrare grossi ostacoli e ha un indubbio vantaggio economico rispetto a chi vende auto con chilometri reali. Se un venditore onesto acquista un’auto usata a 2.960 con 270.000 chilometri e la rimette in vendita al prezzo di 5460 euro il guadagno lordo sarà pari a circa 2.500 euro, che servirà anche a coprire costi di pubblicità, eventuali ripristini e spese aziendali. La medesima auto nelle mani dell’operatore che interviene sul chilometraggio, abbassandolo ad esempio a 110.000 chilometri, potrà rivendere la stessa auto a 17.940. Oltre 12.000 euro di guadagno aggiuntivo, su un solo veicolo, rispetto al commerciante onesto. Si cambia il dato chilometrico in modo rapido e senza lasciare tracce, con costi modesti e rischi trascurabili e improvvisamente un veicolo può valere anche il 70% in più.

Il margine di guadagno che abbiamo visto nell’esempio permette di avere un vantaggio competitivo sia nella vendita sia nell’acquisto di auto usate. Al momento dell’acquisto il rivenditore che scalerà i chilometri comprerà il veicolo non per il valore di mercato ma per il valore che avrà l’auto dopo essere stata schilometrata, acquisendo un indubbio vantaggio e ponendosi in concorrenza sleale con chi non può contare su di un margine così elevato.

Chi sono coloro che scalano i chilometri?

Ci sono venditori senza scrupoli che adottano questo stratagemma senza farsi troppi problemi, altri spesso sono indotti a fare questo proprio dai clienti. Nel caso di acquisto di un’auto nuova con permuta dell’usato, ad esempio, i clienti acquistano auto nuove da chi offre la maggior valutazione sull’usato. Il venditore onesto non potrà mai fare un’offerta così elevata sull’usato come il venditore che poi scalerà i chilometri.

Questo fenomeno interessa sia le piccole concessionarie che adottano questi escamotage con la scusa di dover “rimanere a galla”, sia le grandi concessionarie che trattano marchi prestigiosi. Le modalità con cui operano i vari attori sono diverse. Ci sono coloro che acquistano l’auto usata con tanti chilometri e poi demandano il lavoro sporco ad altri commercianti, altri che fanno loro stessi il lavoro sporco confidando nel fatto che è molto improbabile che vengano scoperti e c’è invece chi, come nel caso dei rivenditori nelle grandi concessionarie, induce gli stessi clienti a recarsi da chi può scalare i chilometri per ottenere una valutazione dell’usato da dare in permuta superiore, senza neanche sporcarsi le mani e facendo diventare i clienti dei complici in questa farsa. E non dimentichiamoci che sempre più spesso ci sono anche i privati che vendono la loro auto mettendo l’annuncio in internet e che approfittano di questa prassi scorretta per ricavare più soldi.

In questo mercato dell’illecito a guadagnarci non sono solo i venditori finali, ma anche molti altri attori: ci sono quelli che materialmente manomettono i contachilometri, spesso piccole officine specializzate. Chi ha la macchina usata da vendere come il privato, ma anche le grandi società di noleggio auto che al termine del mandato devono capitalizzare le macchine e le rivendono nelle aste online riservate ai commercianti di auto, recuperando importi ben più elevati del reale valore residuo del veicolo, perché i compratori che poi manomettono i contachilometri, potendo contare su margini più elevati, potranno fare offerte superiori rispetto ai venditori onesti.

In tutta questa struttura così organizzata a guadagnarci sono in molti e per i venditori onesti che vogliono dormire senza avere pesi sulla coscienza non è facile restare a galla. Per cambiare questo stato di cose Alfredo Bellucci ha creato una community dove anche chi non scala i chilometri, proprio per il fatto di non piegarsi a questa pratica illecita, può farsi conoscere e contare su di una rete che lavora non contro gli interessi dei clienti ma insieme.

Grazie a questa rete e all’interesse mediatico che sta ricevendo, chi lavora vendendo esclusivamente auto con chilometri reali può ottenere il vantaggio competitivo che merita chi vuole rimanere onesto e dormire sonni tranquilli, rispetto a chi vende auto schilometrate e danneggia i clienti.

Se vuoi restare aggiornato sulle segnalazioni di venditori sospetti di auto usate, segui la pagina Facebook di Non prendermi per il chilometro.

I contenuti di questo blog sono tratti dal libro "Non prendermi per il chilometro" di Alfredo Bellucci e dall’omonimo progetto